Seguire il bushido
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Oggi vi voglio segnalare un blog molto bello e ben fatto. Si chiama Kendo nelle Marche, è curato da alcuni ragazzi appassionati e ci sono molti spunti interessanti. Nell’ultimo post si parla di (semplificando) kendo “corretto” e kendo “da shiai”. Dateci un’occhiata. Gli autori, ovviamente, saranno ben contenti se qualcuno vorrà commentare.
Saluti a tutti.
Seme? Tame?
Negli ultimi anni, attraverso il contatto frequente con maestri giapponesi, abbiamo avuto modo di conoscere termini che specificano aspetti, attitudini, sensazioni, durante l’esecuzione di un attacco (con “attacco” intendo anche la fase precedente e successiva all’esecuzione del colpo) molto più precisi per cui più complessi da comprendere.
Purtroppo la comprensione “vera” del significato di questi termini tende a smarrirsi nella traduzione letterale della parola giapponese, nella pigrizia, nella comodità di soffermarsi solo sul significato superficiale, nella presunzione di aver compreso tutto solo perché nel termine è racchiuso “anche” ciò che piace o ciò che si suppone di conoscere già.
Queste attitudini ci impediscono di comprendere il totale significato del termine negandoci così la possibilità di crescere nell’esperienza del termine stesso scaraventandoci nella più totale confusione, confusione che spesso fa attribuire contenuti complessi a parole semplici, chiare.
Detto questo vorrei soffermarmi su due termini in particolare: SEME e TAME.
SEME: letteralmente “Lo stato in cui viene mantenuta una costante posizione di vantaggio sull’avversario. Ad esempio Kiryoko-ni-yoru-seme (attaccare con lo spirito), Ken-sen-ni-yoru-seme (attaccare col la spada) e Datotsu-ni-yoru-seme (attaccare colpendo)”.
Spesso ci limitiamo ad identificare Seme con la sola manifestazione fisica, quale un piccolo passo in avanti con la punta al centro del corpo dell’avversario. Questo è solo l’aspetto superficiale, utile come base per cominciare un approccio al concetto di Seme, crescendo nell’esperienza della nostra pratica abbiamo il dovere di spostare l’attenzione a dove, a come, a quando nasce Seme.
Possiamo dire che Seme inizia dentro di noi, è la nostra determinazione, è la nostra volontà di esprimerci attraverso l’attacco che andremo a fare, è tendere a prendere l’iniziativa (Sen) creando una rottura (Suki) nella posizione mentale e/o fisica dell’avversario.
Mentre l’espressione fisica può variare secondo le situazioni e/o le caratteristiche tecnico/fisiche dell’avversario, manifestandosi nell’avanzare, nello spostarsi lateralmente, a volte nell’indietreggiare, nell’alzare o abbassare la punta, nel fare harai, ecc…, l’attitudine spirituale non muta!
Per arrivare a questo è fondamentale entrare in sintonia con il proprio compagno, e se l’attitudine di entrambi non tende alla ricerca nella pratica di questo feeling, Seme sarà sempre incompleto, limitato alla sola parte tecnico/fisica e destinato ad essere casuale (può andarci bene o male e non ne sapremo la ragione), poiché non si fonde con un forte spirito. Seme deve essere ricercato ed espresso nel suo insieme.
K. Hasegawa Sensei ha usato un’espressione che penso possa dare un’immagine molto chiara del significato
complessivo del termine: “Seme è come l’acqua, un fluido che si insinua in un tessuto e lo permea fino a
modificarne la consistenza”.
Seme deve essere presente dall’inizio del keiko fino al termine dell’attacco ed essere immediatamente ripreso per una nuova azione.
Un costante esercizio, per tendere ad una corretta attitudine nella ricerca di Seme, è quello di trovare all’interno di un unico ciclo respiratorio (inspirazione/espirazione), un’unica e sola opportunità di attacco.
TAME: letteralmente “Durante la creazione di un waza, la condizione di mantenere l’equilibrio sia mentale che fisico, tenendo uno stato spiritualmente pieno”.
Tame è il legame tra Seme e l’esecuzione finale dell’attacco. Quando facciamo Seme per creare un Suki nella guardia mentale e/o fisica dell’avversario non sappiamo a priori quale sarà l’occasione che ci si presenterà. Anche se il nostro Seme è funzionale alla creazione di una determinata opportunità, non è detto che l’avversario reagirà nel modo voluto, è possibile che subisca il nostro Seme esponendoci un’opportunità diversa da quella desiderata. Se non riusciamo in questa fase a mantenere equilibrio mentale e fisico e uno spirito pieno non riusciremo ad adattarci alla situazione creata e rischieremo di essere noi stessi sorpresi e di regalare all’avversario l’opportunità di colpirci.
Tame è un momento di attesa attiva, di osservazione e di valutazione per poter scatenare l’attacco idoneo con Sutemi.
In questa fase la punta della shinai è ancora indirizzata contro l’avversario, solo quando sarà chiara l’azione da eseguire muoveremo la shinai per colpire, in un unico movimento.
Con l’esperienza questa fase deve diventare via via più breve, ovvero la comprensione dell’opportunità da sfruttare deve diventare immediata.
Anche qui, come per Seme, essere in sintonia con il compagno è fondamentale.
Se poniamo attenzione alla nostra respirazione ci accorgiamo che in questa fase avviene, in modo del tutto naturale, una sospensione (non un arresto) dell’espirazione che ci permette di comprimere l’addome (Hara) e ci predispone perun valido Sutemi nell’esecuzione finale dell’attacco.
Queste poche righe credo possano essere un aiuto per poter cercare di comprendere, almeno razionalmente, Seme e Tame. Sono quanto la mia esperienza “di adesso” mi porta a pensare, non possono assolutamente sostituire laconoscenza diretta che ognuno di noi esperisce nella pratica.
Il Kendo non può assolutamente prescindere dall’esperienza diretta, dalla disponibilità che abbiamo di ascoltare ciò che il nostro corpo, la nostra mente, la nostra esperienza ci comunicano.
Lorenzo Zago
Articolo estratto dal sito della CIK
Tempo di esami! Primo e secondo dan
Ragazzi, si avvicinano gli esami!
Ecco un utile manuale con tante buone informazioni, una copia del manuale verrà affissa nella bacheca del dojo:

Posizioni di base del KAMAE
I modi di impuganre lo shinai variano a seconda delle scuole; di seguito vengono indicate le posizioni di guardia comuni a tutte le scuole:
1) Chudan no kamae o chudan: shinai al centro del corpo

2) Jodan no kamae o jodan: shinai sopra la testa

3) Gedan no kamae o gedan: shinai puntato verso il basso

4) Hasso no kamae o hasso: shinai verticale sul lato destro della testa

5) Wahgamae: shinai sulla destra, con il kissaki (punta) puntato indietro

Bogu, hakama e shinai
Il Bogu (l’armatura)

Il bogu imita in forma semplificata le antiche protezioni dell’armatura dei samurai, è composto da quattro elementi: il tare, una sorta di gonnellino semirigido che assicura la protezione all’inguine e alla parte alta delle gambe, il do, la corazza per il busto e i fianchi, il men, l’elmo a protezione della testa, della gola e delle spalle, e i kote, guanti a protezione di mani, polsi e avambracci (più corti degli antichi kote da samurai). L’armatura protegge non solo gli obiettivi validi (sommità della testa, gola, polsi, busto), ma anche parti fuori bersaglio. Non sono infatti colpi validi quelli sferrati alle spalle, dal gomito in su, all’inguine. Neanche le gambe e la schiena – diversamente dal kenjutsu – sono bersagli validi. Sotto l’armatura si indossano il tradizionale keikogi, una giacca di cotone imbottito, e l’hakama, una caratteristica gonna-pantalone a pieghe, indossata tradizionalmente e quotidianamente non solo dai samurai ma da tutti i giapponesi, almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale. Esistevano infatti hakama per lavorare nei campi, per andare a caccia, per recarsi in città, etc. Il colore dell’uniforme è tradizionalmente il blu indaco. Durante la pratica del kendo capita non solo di prendersi qualche colpo sul tare o sulle spalle, ma anche sulle braccia, sopra i kote o sotto le ascelle.
L’ Hakama è un tipo di pantalone, simile ad una gonna, che indossano alcuni praticanti d’Aikido, di Kendo e di molte altre discipline marziali giapponesi. Tradizionalmente era indossato dai Samurai.
In origine, l’hakama era indossato come ulteriore capo d’abbigliamento per proteggere le gambe del Samurai a cavallo da cespugli, erbacce ecc. (simile alle protezioni di cuoio usate dai cowboys). In Giappone, poichè la pelle era difficile da reperire, venne sostituita da stoffa pesante. Dopo il passaggio dei Samurai da soldati a cavallo a fanteria, continuarono a portare l’hakama, soprattutto come fattore di distinzione dato che li rendeva facilmente identificabili.
Sull’hakama ci sono cinque pieghe davanti, e due dietro, e si afferma che ognuna rappresenti una specifica virtù. C’è un grande dibattito sull’argomento nel Web. Tali valori simbolici sono piuttosto comuni in ogni società, e può essere che ci sia una tradizione circa il significato delle pieghe dell’hakama:
1. Yuki – coraggio, valore
2. Jin – umanità, benevolenza
3. Gi – giustizia, correttezza, integrit�
4. Rei – etichetta, cortesia, civiltà (obbedienza)
5. Makoto – sincerità, onest�
6. Chugi – fedeltà, devozione
7. Meiyo – onore, dignità prestigio
Lo shinai

Lo shinai è un bastone composto da quattro stecche di bambù stagionato, dal peso variabile fra i 400 e i 600 grammi, a seconda della misura. Esso non è esattamente uguale alla spada, poiché è dritto e più lungo, tuttavia si deve tributare a esso lo stesso rispetto e cura nella manutenzione rivolto da un samurai alla sua spada. Notare che, tecnicamente, la katana sarebbe da ritenersi una sciabola: è infatti ricurva e a un solo taglio. Il termine “spada” ha qui un significato generico, inoltre è quello sancito dalla terminologia tradizionale, anche in Giappone, comunque, erano note e fabbricate lame a doppio taglio, come le nostre spade. La competizione e gli esercizi di kendo si praticano con lo shinai, mentre i kata richiedono l’uso del bokuto o bokken di legno, che cerca di imitare, per forma e peso, un’autentica katana. Solo i maestri esperti sono in grado di praticare i kata con le vere lame in tutta sicurezza.




